sabato 9 febbraio 2008

la nobile arte del quoting


da la Repubblica di lunedi 4/2, commento di Edmondo Berselli

"Le notizie rassicuranti sfuggono all'attenzione...nei giorni scorsi è scivolata nel nulla l'entusiasmante notizia secondo cui essere di destra o di sinistra dipende dal codice genetico. C'è il gene conservatore e il gene progressista. Questo risultato sarà utile nella prossima campagna elettorale quando di nuovo verremo accusati di essere comunisti. Ma l'elemento di vera rassicurazione è che offre un barlume di speranza a tutti noi di sinistra....dopo anni di dolori, di frustrazioni, di elezioni perdute dopo averle vinte, ci eravamo rassegnati. Siamo di sinistra perchè siamo più ingenui, non abbiamo lo spirito vincente, non siamo abbastanza moderni. E invece no, vivaddio, non è colpa nostra, non possiamo farci niente, urrà, siamo fessi per natura!"

mercoledì 6 febbraio 2008

ostilità in calo


La mia psicologa dice che secondo gli ultimi test, sono meno ostile nella relazione con le altre persone.
Eccone infatti alcuni esempi accaduti recentemente:

-un programmista osa criticare il mio lavoro mettendomi in guardia sul fatto che certe cose non si fanno mica così, lui fa questo lavoro da un anno io da cinque, il mio sguardo credo gli abbia bruciato la retina. Costui tre secondi prima mi aveva anche chiesto che programma utilizzavo per il montaggio video, davanti all'Avid acceso, ovviamente. E pisticchiando con quelle mani sulla MIA tastiera!!!

-un conoscente mi chiede beh cosa combini? lo guardo con disprezzo; è mercoledì ho la matita per occhi su tutta la faccia, le unghie sporche e le occhiaie che arrivano a terra, i piedi doloranti e la fronte che esplode, l'unico mio desiderio è bere una birra e ascoltare la gente che dice cavolate; è ovvio che sto tutto il giorno a casa con il cane a leggere ricette vegetariane, no?

-Dallo stesso conoscente: ma allora come va con la grafica? ehm, io lavoro nel montaggio... - ah già, e c'è lavoro? -segue silenzio.

- E per rimanere in tema, conosco un collega di una mia amica, che giustifico per il solo fatto che non lavoriamo nello stesso ambiente, quindi magari può anche pensare che il mio lavoro non esista e giustificare quindi la domanda: ah, ma com'è che si chiama il lavoro che fai tu?

martedì 27 novembre 2007

l'ansia


Ho appena fatto un giro sul myspace di un mio amico.
Sono scappata, metà dei suoi amici sono persone che conosco, e che riconosco in come si descrivono nel loro profilo.
Non ho saputo reggere alla sincerità della rete.

martedì 23 ottobre 2007

asilo nido


Penso al mio luogo di lavoro. Abbastanza grande e con gente che spazia dal laureato con doppio master a personale con la licenza media, e tutti che parlano tranquillamente gli uni con gli altri, eh! Un luogo democratico, in fondo.
Ieri però in un vuoto lavorativo mi sono messa a chiacchierare con una collega-amica e dalle esperienze comuni interne all'azienda è venuto fuori che a livello di rapporti interpersonali siamo alla stregua di un asilo nido.
Vi ricordate voi donne di oggi quando all'asilo il bimbo peste con le ginocchia sporche di fango vi tirava le trecce o vi attaccava la resina delle pigne al grembiulino?
Dove lavoro io succede ancora.
Insomma, siamo una massa di trenta-quarantenni che ancora usa l'insulto giocoso o la provocazione pseudo a doppio senso per attaccare bottone con qualcuno che gli interessa .
Drive in ci ha proprio rovinato, e anche Alvaro Vitali. L'atteggiamento è quello del ragioner Fantozzi che guarda le donnine in tv, con mezza linguetta di fuori e un imbarazzo crescente dentro di sè.
Ok, ma non è che noi del gentil sesso siamo messe meglio. Sempre più infognate nella paranoia ambulante, ci facciamo i problemi per noi stesse, per l'uomo che ci interessa e forse anche per ciò che ne potrebbe pensare sua madre, in caso.
La testa vola oltre a cercare problemi inesistenti o comunque molto lontani, e la possibile ipotetica relazione finisce prima, ma molto prima, perchè chissà, un giorno potremmo litigare per il loculo.
E' stata illuminante in questo senso la risposta di ieri di una mia cara amica che da 4 anni vive dall'altro lato del globo e che per fortuna sua si è skippata il nano e altre cose italiane ma, soprattutto, ha acquisito l'ingenuità ma anche il modo diretto di trattare le relazioni degli australiani.
Ieri a mezzanotte la mia testa vorticava attorno al traumatico quesito: invito questo tizio che mi interessa ma non so che cosa ci voglio fare (una relazione, una one night stand, un semplice caffè) a uscire con me? O è una cosa che non si può fare? E se rifiuta? E se finge un ictus?
La sua risposta è stata: "Beh, dov'è il problema?"
4 parole luminose. Effettivamente, dov'è il problema? Ho 30 anni, diverse esperienze, sono abbastanza indipendente e ho un meraviglioso cane che mi ama. Non cerco un uomo da sposare perchè non ne ho bisogno. Per ora. Ma come è normale ogni tanto i miei ormoni si devono sfogare.
Così come quelli di molti colleghi, che però si scontrano anche loro con chissà quali paranoie interiori.
Non sto promuovendo il libero amore come John Sinclair (anche se sarebbe molto divertente da vedere quanto meno) però cavoli, un pò meno di legacci non ci farebbero male.

mercoledì 26 settembre 2007

retropassività


Lui via sms: Marta?
Lei via sms: no, tu?
sms : ah, scusa devo aver sbagliato numero, buonanotte
sms: Buonanotte
sms: No, scusami, il numero non l'ho sbagliato, me lo hanno proprio dato sbagliato.

martedì 17 luglio 2007

some girls are bigger than others



Finalmente uno di 35. Pensavo fossero finiti, nel senso di esauriti, fuori catalogo, insomma.
Invece no, eccone uno.
E stranamente senza turbe psichiche, apparentemente, e oltretutto ha tutte le cose al posto giusto, occhi naso bocca, tutti esattamente dove dovrebbero essere.
Il mio ego inizia già ad agitarsi "...trova la fregatura! trovala prima che sia troppo tardi! Trov..."
niente da fare, il grillo parlante è superato dai pensieri sul fatto che questo fa un lavoro che mi piace, che sa un sacco di musica, che non è un orso quando incontra persone nuove e che magari tra un pò scopro pure che gli piace viaggiare.
E mentre penso se preferisco un vestito della Burani o di Armani per il giorno fatidico, passano i giorni.
Oh, attenzione, il bello è che è lui a manifestarsi per primo, con un invito incomprensibile come solo i maschi sanno fare, quello che non si vuole compromettere del tipo "...ma non è che oggi vai alla conferenza sul colon infiammato?" (e lui è uno dei congressisti), e a insistere "...ah però al talk sulla sindrome del tunnel carpale ci sei, no?"
Poi a sto benedetto talk eccola affiorare la fregatura ECCOLA in tutto il suo splendore, la rimozione, la rimozione dell'accaduto, del bacio che in fondo tanto è solo un bacio.
Lo sguardo vacuo, quasi a cercare di capire chi sei, hai un viso che non mi è nuovo, ma dove ci siamo conosciuti? E soprattutto perchè mi guardi come se pretendessi almeno un sorriso o un ok è stato bello ma basta?
Meno male che l'uomo ha inventato il vino.

mercoledì 4 luglio 2007

hello I love you won't you tell me your name




Quest'anno abbiamo avuto la possibilità più o meno fortunata di testare alcuni esemplari di sesso maschile di estrazioni e provenienze diverse, età tra i 25 e i 30 e dato il numero ormai rilevante a livello statistico (...con modestia parlando ovviamente...) si possono trarre i seguenti risultati che accoumunano il maschio indo europeo eterosessuale:

FASE 1: l'approccio è sempre lo stesso, finto interesse per il tuo cervello, sta cercando disperatamente di adocchiarti il seno. Quindi lunghe chiacchierate sul vuoto pneumatico che illudono TE di stare parlando con un essere superiore

FASE 2: Si quaglia, e quando si quaglia nn ci sono santi. O è lui ad essere spedito e diretto al dunque, o ti viene fatta una richiesta specifica, resa più attraente da una serie di complimenti, promesse, lamenti che vengono immediatamente rimossi non appena si arriva alla

FASE 3: Ma io veramente non mi voglio impegnare, ma io veramente la mia ragazza non la voglio lasciare, occhio, sì, è proprio quella della quale non erano troppo convinti durante la concitata fase 2.

TRISTE SOLITARIO Y FINAL: La fase tre è appena precedente alla fase dei saluti, in cui un crescente rimorso dalla parte A (lui) si affianca a una specie di desiderio represso di autoaffermazione e sicurezza di essere veramente l'uomo e unico arbitro della situazione. Notando la tua freddezza e compostezza al termine dell'atto, di solito la chiusa è: "Certo che comunque potremmo rimanere amici, no?"